“E’ necessario restituire a Torino un ruolo da protagonista nel settore fieristico dell’automotive, cercando nuove interpretazioni delle esposizioni che siano al passo con i tempi”. Maurizio Braccialarghe, assessore e delegato Anci alla cultura, non ha dubbi. La città sabauda, capitale italiana del design secondo l’Unesco, è un pezzo insostituibile della storia del motorismo del nostro Paese, un luogo dove innovazione, tecnica e operatività si mescolano per ottenere prodotti di successo, che fanno scuola a livello internazionale. Per questo, come le altre Città dei Motori del Made in Italy, “ha bisogno di nuovi progetti ed investimenti che valorizzino la grandezza del patrimonio culturale in questo settore”.
Assessore, quali sono i buoni esempi da seguire per potenziare e diffondere la cultura motoristica torinese?
A Torino possiamo puntare su manifestazioni consolidate, come ad esempio Automotoretrò, la fiera internazionale delle auto e moto d’epoca. Proprio questo fine settimana giungerà alla sua 34esima edizione, con il compito di rinnovare ancora una volta lo straordinario valore del patrimonio del passato, che continua a generare indotti e lavoro specializzato nel mercato di riferimento. Poi, accogliamo con entusiasmo progetti nuovi, come il Salone Parco Valentino che, dopo gli ottimi riscontri di pubblico e la grande risonanza nei media, abbiamo deciso di proporre anche quest’anno. Inoltre, la nostra città è sede del Museo dell’Automobile, uno dei luoghi più belli al mondo in grado di raccontare l’evoluzione sociale del gusto nel mondo delle quattro ruote.
L’Italia è una concentrazione di luoghi di “culto” per gli appassionati del genere. Come si può pensare di valorizzarli tutti, stimolando l’economia?
Torino, come Modena e Maranello con Ferrari, o Arese con Alfa Romeo e Sant’Agata Bolognese con Lamborghini, solo per citarne alcuni, sono luoghi di contemplazione della cultura motoristica italiana. I nostri musei sono ogni anno mete di “pellegrinaggio” di turisti italiani, ma soprattutto hanno forte appeal sugli stranieri e sui paesi emergenti. Se riuscissimo a realizzare un progetto innovativo, mettendo i musei stessi in Rete, con l’aiuto della digitalizzazione e delle nuove tecnologie di comunicazione e diffusione della cultura, saremmo certamente in grado di moltiplicare esponenzialmente l’attrattiva dei nostri territori.
Quali sono gli strumenti migliori per il raggiungimento di quest’obiettivo?
Bisogna considerare che si tratta di un patrimonio culturale che soffre un problema di marketing. Gli strumenti per stimolare una soluzione sono principalmente due. Da un lato la collaborazione tra i comuni è essenziale, e un’associazione come Città dei Motori, che promuove e sponsorizza obiettivi attraverso il lavoro in network e un dialogo con le istituzioni, è un ottimo esempio concreto. Dall’altro, non si può e non si deve prescindere dall’utilizzo delle offerte europee, lavorando attivamente a un progetto che possa approfittare dei fondi messi a disposizione dall’Unione e dare visibilità internazionale ai Musei in Rete.
Chiara Ingrosso