La IMW26 sui media. Due commenti da non perdere.
Al via della quarta edizione di Italian Motor Week, l’evento di ANCI Città dei Motori patrocinato dal Ministero del Turismo. Tra i numerosi contributi della stampa nazionale e di settore odierna, abbiamo selezionato due articoli chiave che fotografano al meglio l’impatto dell’evento.
1. Il rombo della F1 messo a sistema.
Al via l’ Italian Motor Week, eventi infiniti dal nord al sud.
Testata: FormulaPassion Firma Vincenzo Borgomeo Data: 19 Settembre 2026
Si chiama Italian Motor Week, parte oggi, 19 settembre, e finisce il 27, e promette più di cento eventi dal Nord al Sud. Prima, a Monza, c’è già stato il FuoriGP durante il weekend di gara da quattrocentomila presenze. Un’anteprima. La formula ufficiale è irresistibile. Quaranta Comuni «a vocazione motoristica», due milioni di abitanti, dodici Regioni, una rete sola, l’Anci. Il sindaco di Maranello, Luigi Zironi, che della rete è presidente, parla di un patrimonio «messo a sistema», della passione per i motori come «formidabile vettore di sviluppo turistico» e di un’«offerta integrata» capace di attrarre appassionati da tutto il mondo. È la lingua con cui, da almeno vent’anni, il Paese cerca di convincere se stesso che le sue passioni, se ben confezionate, diventano politica economica.
Perché il motore, in Italia, è biografia collettiva. È il meccanico sotto il capannone, il ragazzo che riconosce un dodici cilindri prima ancora di saper leggere, il nonno che parla di Ascari come altri parlano di Garibaldi. È Ferrari, certo, ma anche la Vespa, la Guzzi, la Lambretta, il trattore che tira dritto sul campo mentre in televisione si discute di transizione ecologica. È Barsanti e Matteucci a Lucca, che il motore a scoppio se lo sono inventato loro, e adesso il Museo che li ricorda fa il suo esordio in questa settimana nazionale: una giustizia tardiva e molto italiana, quella di scoprire gli inventori quando il mondo intero sta già discutendo di come spegnere ciò che hanno acceso.
Il programma è un atlante sentimentale. Si visitano, a posti limitati, i box proibiti della Visa Cash App Racing Bulls e della Gresini a Faenza. Si riaprono i Musei Ferrari di Modena e Maranello. A Imola convivono, con quella naturalezza che solo noi possediamo, l’Historic Minardi Day e Imola Green. A Pontedera il raduno della Coppa Castellini. A Torino il MAUTO manda le vetture d’epoca fino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Poi i borghi: Popoli per Corradino D’Ascanio, Galliate per Achille Varzi, Sant’Agata Bolognese per Ferruccio Lamborghini. L’Italia minore, quella che i comunicati chiamano «simbolo dei miti motoristici» e che in realtà è semplicemente il luogo dove qualcuno, un giorno, ha deciso di fare una cosa meglio degli altri.
C’è, com’è giusto, anche l’aceto balsamico. C’è il paesaggio. C’è l’enogastronomia. La settimana dei motori non si fida del solo rombo: lo accompagna a tavola, lo sposa al borgo, lo invita a una visita guidata. È il nostro modo di non lasciare mai sola un’industria. La trasformiamo in racconto, il racconto in itinerario, l’itinerario in weekend. Chi trova questa operazione cinica ha ragione a metà. L’altra metà è che senza festa, in Italia, anche il genio si annoia e se ne va.
Si potrà sorridere della rete, delle strategie condivise, del turismo di qualità. Si sorrida pure. Poi si vada a vedere un’officina aperta, un raduno di moto, una vecchia Alfa che attraversa un centro storico come se quello fosse ancora il suo habitat naturale. Lì, sotto lo smalto istituzionale, c’è ancora qualcosa di ostinatamente concreto: le mani, l’olio, la pazienza, l’orgoglio un po’ infantile di chi sa come è fatto un oggetto e non si rassegna a considerarlo solo un contenuto da promuovere.
Il futuro della mobilità, annunciano i convegni in programma, sarà oggetto di discussione. È inevitabile. I motori cambiano pelle, le città chiedono silenzio, l’aria ha i suoi diritti. Ma per nove giorni il Paese si concede il lusso di ascoltare ancora il proprio rumore storico, quello che ha costruito fabbriche, miti, disgrazie e meraviglie. Bello no?
2. Italian Motor Week, quando l’Italia mette in moto la sua storia. Fino al 20 settembre oltre cento appuntamenti in 40 Comuni riportano al centro auto, moto, collezionismo e cultura motoristica unendo passione, memoria e turismo
Testata: HDMotori.it Firma Gaetano Cesarano Data: 19 Settembre 2026
L’Italia vista attraverso i motori
La Motor Week è un viaggio che attraversa un’Italia molto diversa da quella delle cartine stradali. C’è Maranello, naturalmente, dove la storia di Enzo Ferrari è ancora parte del paesaggio quotidiano. Durante la settimana sono previste gare di regolarità per auto storiche, trekking nei luoghi legati al Drake, mostre fotografiche, esposizioni e aperture di officine. E persino l’aceto balsamico entra nel racconto: perché in questa parte d’Italia è difficile separare il motore dal territorio che lo ha fatto nascere.
C’è Sant’Agata Bolognese, con Lamborghini e la storia di Ferruccio, ma anche con esposizioni di supercar, vetture storiche e da collezione. C’è Torino, dove il Centro Storico Fiat permette di attraversare più di un secolo di industria, non limitandosi alle automobili ma mostrando quanto il mondo Fiat abbia inciso sulla cultura industriale italiana.
E poi ci sono luoghi meno scontati. A Galliate si torna sulle tracce di Achille Varzi. A Lugo il nome di Francesco Baracca si intreccia con quello del Cavallino Rampante. A Mandello del Lario la storia della Moto Guzzi diventa memoria industriale. Ad Atessa, invece, il programma guarda direttamente alla produzione automobilistica contemporanea, con convegni dedicati a innovazione, mobilità sostenibile e futuro dell’industria, oltre alle visite agli stabilimenti Honda e Stellantis della Val di Sangro.
Dai musei alle fabbriche, passando per la strada
Il programma della Motor Week mette insieme esperienze molto diverse. Ci sono i musei, naturalmente. Ma ci sono anche visite agli stabilimenti, officine che aprono le porte, raduni, prove, gare, talk, mostre e percorsi dedicati alla storia dei protagonisti del motorismo italiano. A Imola, per esempio, convivono appuntamenti legati alla storia delle corse e iniziative dedicate alla mobilità contemporanea. A Faenza è possibile entrare nel mondo di due realtà del motorsport come Racing Bulls e Gresini Racing, mentre a Torino il MAUTO porta le vetture storiche fuori dalle sale del museo, fino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi.
La storia dell’automobile è fatta di persone che le hanno progettate, costruite, guidate, riparate. È fatta di circuiti, officine, fabbriche e strade. È nei piccoli musei, tra i collezionisti, nelle officine specializzate, nei circuiti storici. È nei comuni che hanno legato la propria identità a un pilota, a un progettista, a una fabbrica o a una competizione.
La Italian Motor Week permette di unire il fascino dei motori al turismo. Gli appuntamenti della settimana uniscono infatti automobili e motociclette a musei, borghi, gastronomia e paesaggio, costruendo itinerari nei quali la passione per le quattro e le due ruote diventa il punto di partenza per conoscere un pezzo d’Italia. Ma il programma della Motor Week comprende anche incontri dedicati all’innovazione tecnologica, alla mobilità sostenibile, alla sicurezza e alle prospettive future del settore. A Sant’Agata Bolognese, per esempio, uno dei talk è dedicato proprio al rapporto tra passione, innovazione, inclusione e sicurezza.
Perché raccontare la storia dell’automobile non significa necessariamente rimpiangere quella che non c’è più, significa capire anche dove sta andando il settore. Cambiano le alimentazioni, le tecnologie, il modo di utilizzare l’auto, ma rimane la curiosità per come funzionano alcuni elementi, per chi li ha progettati e per la storia che portano con sé.
La quarta edizione della Italian Motor Week arriva dopo l’anteprima del FuoriGP di Monza, che durante il weekend della Formula 1 ha fatto registrare oltre 400 mila presenze. Ora il racconto si allarga e diventa nazionale, con oltre cento appuntamenti fino al 27 settembre.
E la vera scommessa della Motor Week è proprio questa: dimostrare che il patrimonio motoristico italiano non vive soltanto nei grandi marchi e nelle automobili da collezione, ma continua a respirare nei territori, nelle persone e nelle comunità che hanno trasformato il rapporto con i motori in una parte della propria identità.