Il disegno di legge sul nuovo reato di omicidio stradale, depositato domenica in Commissione Giustizia al Senato, nei contenuti non è proprio come era stato presentato lo scorso mese all’opinione pubblica. Come racconta Beppe Severgini su Il Corriere della Sera, il relatore e senatore Giuseppe Luigi Cucca fa marcia indietro sul ritiro a vita della patente, poiché “un simile meccanismo sanzionatorio, per la via definitiva dei suoi effetti, non appare difendibile sul piano della legittimità costituzionale”. Per chi si macchia di omicidio alla guida, la pena massima potrebbe essere la sospensione della patente da cinque a dodici anni. Cosa ben diversa, fa notare Severgnini, da quanto invece era stato “garantito (ai parenti delle vittime), minacciato (ai pirati della strada) e promesso (all’opinione pubblica). Certo, al testo della legge sono possibili emendamenti. Il relatore Cucca sostiene che il primo sarà il suo: revoca della patente, non solo sospensione, per chi commette certi reati (in sostanza sarà necessario rifare l’esame)”. Dopo i 3 mila morti e i 250 mila feriti del 2014, le manifestazioni di marzo in 24 città italiane e gli annunci della politica, “non sembravano esserci dubbi”, ricorda il giornalista, che menziona anche i tanti bambini tra le vittime. “Per dissuadere  – scrive Severgnini-  in molti casi la legge non può soltanto convincere: deve spaventare. Ecco perché l’omicidio stradale va introdotto e sanzionato adeguatamente: anche con la perdita definitiva della patente. Chi guida ubriaco fradicio, o drogato, deve sapere cosa rischia. Oggi non è così, apparentemente. E’ vero, altri paesi europei non arrivano a prevedere l’ergastolo della patente (Germania, Regno Unito, Francia). Ma hanno una giustizia efficiente e pene certe. In Italia – conclude il giornalista- terra delle leggi impotenti e delle infinite scappatoie, si aprono invece varchi enormi”.

Chiara Ingrosso

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